Popolo di Internet,
oggi vi racconterò di un bambino bello e sano che ha avuto la possibilità di crescere e di studiare. Un uomo che tutte le persone tra San Cesario di Lecce e Veglie, chiamavano “Geometra”, rispettato e amato. Un uomo che leggeva di tutto un po' per curiosità, un po' perché detestava l'ignoranza. Un uomo che aveva in sé del dolce e dell'amaro, un equilibrio perfetto, una ricetta di vita. Mio nonno aveva uno studio tutto suo, dentro casa. Un tavolo inclinato in cui passava ore e ore chino a disegnare. Aveva una vecchia macchina da scrivere Olivetti e il rumore dei tasti diventava una piacevole melodia in quei pomeriggi caldi in cui dovevo riposare e aspettare l'ora di uscire a giocare. Su un enorme tavolo rettangolare in mogano, giacevano pile di fogli e di libri. Io non potevo entrare e quando dovevo chiamarlo per il pranzo, sostavo sulla soglia, al confine tra le due stanze, tra gli stipiti della porta. E se avevo il permesso di spolverare il suo tavolo, dovevo sollevare e rimettere tutto nello stesso ordine. O disordine, questione di punti di vista. Mio nonno non usava profumi e dopobarba ma solo alcool etilico. Si pettinava spesso e si metteva la brillantina, riposta poi nella sua scatola verde. Parlava poco e non litigava mai. Rideva spesso, per ogni cosa, ma soprattutto per Totò e Pippo Franco. Si ricordava tutto, date, codici, non gli sfuggiva nulla che riguardasse i numeri. Quando ti spiegava il Teorema di Ruffini, te lo scolpiva in qualche parte del cervello e non lo dimenticavi più.
Tuttavia arriva il giorno in cui ti rendi veramente conto che ogni uomo ha una sua storia.
E se secondo Vico una nazione arrivata al massimo sviluppo, può decadere in uno stato di barbarie, anche l'uomo nel suo divenire può regredire in uno stadio infantile. Molto peggio, in realtà. Un bambino impara, mio nonno disimpara continuamente. Il morbo di Alzheimer non perdona, ma avanza, è una pestilenza che devasta il cervello. Non è sempre vero quel detto “Mens sana in corpore sano”... Un tempo credevo che il miglior Hard Disk, il posto più sicuro dove custodire i propri ricordi, fosse proprio il cervello. E invece il morbo cancella tutto, i fotogrammi della tua vita, le parole, i numeri, le persone che ami. Scordi pure di aver avuto dei ricordi e di averli dimenticati. Ci sono casi in cui il malato di Alzheimer manifesta la sua “demenza”, in modo spaventoso o violento. Io posso dirmi fortunata perché lui è calmo. E' difficile capire quello che vuole, se ha sete, se ha fame o se sta male. Lui mangerebbe tantissimo da morire come un pesciolino rosso, o non mangerebbe nulla, come non avesse stimoli. Non ha più l'istinto di sopravvivenza. L'altro giorno aveva la febbre, giocava con i fazzolettini. Li piegava, disegnava qualche geroglifico affascinante.
D'improvviso si è voltato alla sua sinistra e ha vomitato. Finito, si è rigirato a giocare, come nulla fosse accaduto. Mi sbalordisce giorno dopo giorno. Il cervello è proprio un grande enigma, è immenso nelle sue potenzialità, quanto spaventosa è la sua decadenza.
All'inizio c'era solo la tristezza e la rabbia, pensavo che sarebbe stato meglio se fosse morto. Poi oggi, lo vedo lì, nel suo mondo i cui contorni si sfumano giorno dopo giorno, finché anche lui scomparirà nell'oblio. Gioca con una calcolatrice rotta, preme i tastini numerici, oppure cerca di fare le operazioni che gli scriviamo in un foglio, o ancora cerca invano di ordinare le carte da gioco, in base ai numeri. C'è ancora qualcosa del vecchio geometra, penso mentre lo osservo. Capisco che è sereno, nonostante tutto, lui sembra felice. Felice perché ignora quello che era. E ride se ci vede ridere, anche se non capisce perché. Pensavo mi mancasse mio nonno, ma mi mancherebbe anche questo nuovo nonno. Ed è a lui che dedico questo post, a nonno Salvatore che il 21 Settembre compie la bellezza di 83 anni... Tanti auguri!
ANEDDOTI BALFOUR
8 ore fa










11 commenti:
Cara Monica, il tuo post mi ha fatto commuovere. E' bello pensare però che c'è chi apprezza le persone per quello che sono state, e che la sfortuna di una malattia ha cambiato. Se tuo nonno potesse capire, e io credo che in qualche modo comunque capisca benissimo, quello che tu provi per lui, ne sarebbe immensamente orgoglioso, perchè saprebbe, a ragione, di essere stato un ottimo nonno. La malattia dell'Alzheimer purtroppo è terribile, ma non cancellerà mai quello che di buono ha fatto una persona nella sua vita.
Ciao Monica, mi sei mancata. Ha ragione Cesco è commovente e drammatico il tuo racconto. E' capitato anche ad una mia zia, ora è in una struttura perchè, persona buona e tranquilla per tutta la vita, ha degli accessi d'ira incontrollabili.E' una malattia terribile e mi terrorizza più del cancro perchè, perchè in un certo modo ti cancella, fa sì che tu, quello che eri, muoia ma lo fa lasciandoti in vita. Mi dispiace per tuo nonno e per te e per i tuoi cari. Grazie infine per averne parlato con tanto tatto e profondità.
ciao, bentornata, silvano.
La malattia più bastarda che possa capitare, quella che cancella i ricordi di una vita e ti trasforma in un corpo senza storia. Quella che nelle sue forme più estreme fa sperare a chi ti ama che tu muoia presto. Stagli vicino al tuo nonno Monica, finché potrai, ma comincia anche a pensare che quando se ne andrà sarà un bene anche per lui. Un abraccio da parte mia.
Solo per dire che sono commosso anch'io.
mi hai fatta piangere
Cara Mony, ciò che hai raccontato è molto triste. Il cervello dell' uomo è davvero strano. Questa malattia cancella ogni ricordo, gesto, e sentimento. Chissà se troveranno mai una cura..Un abbraccio sincero.
Parole semplici ma dirette e cariche di emozioni, un esperienza condivisa, che può dare coraggio a tanti, auguroni a tuo nonno e complimenti per il cuore della nipote, ciao
Il mio bisnonno mi ha fatto lo stesso identico effetto: avevo 10 anni e lu 75 circa, ed mano a mano, da un uomo forte, orgoglioso e gentile, mi sono ritrovata di fronte a un bambino che spostava i mobili della camera perchè doveva portarci le pecore a dormire.
Allora si rideva per non piabgere, ora, dopo la sua morte, ricordo con tenerezza l'uomo che mi ha dato tanto nella mia infazia.
Ciao Monica, non ci sono parole per confortarti per il tuo dolore. I ricordi tienili sempre nel tuo cuore. Un abbraccio. Francesco
Ciao Ponke, sono costretto a ripetere quello di altri commenti,
mi sono commosso fino alle lacrime.
Penso che tutto ciò che era tuo Nonno, anche se il cervello non lo ricorda più, è sicuramente rimasto nel suo spirito, nella sua energia vitale che ancora ha, e penso anche che non andra perso, perchè quella energia non potra mai perdersi, ma vivrà da qualche parte nell'universo.
Un affettuoso saluto
Salvo
Da me entro poco aria di premi, anche per te!
Ciao
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