
Veleggio come un'ombra
nel sonno del giorno
e senza sapere
mi riconosco come tanti
schierata su un altare
per essere mangiata da chissà chi.
Io penso che l'inferno
sia illuminato di queste stesse
strane lampadine.
Vogliono cibarsi della mia pena
perché la loro forse
non s'addormenta mai.
[Alda Merini]
03/11/09
Veleggio come un'ombra
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Ponke
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02/09/09
Hello world!
Popolo di Internet,
l'estate è volata, probabilmente non l'ho proprio vista, ma di sicuro ne ho sentito il calore. Grazie alle mie fide stampelle, posso passare da una sedia all'altra della mia nuova casetta... eheh come anticpato nel precedente post, io e Simo ci siamo trasferiti a Sinnai, una ridente cittadina che non ho ancora avuto modo di visitare, ma lo farò al più presto. In compenso, vivo in un vecchio appartamento, in un vecchio palazzo, in un vecchio quartiere in via di sviluppo, il tutto molto grazioso, 
ma si sa l'amore è cieco e probabilmente me ne sono già innamorata. Una vista stupenda, montagne verdi e Poetto in lontananza, bellissimo.
Io e Simo siamo un pò come intorpiditi, come quando ti prendono a schiaffi e non te lo aspettavi, ancora insomma non riusciamo a crederci. Giorno dopo giorno queste mura diventano sempre pù parte di noi e ci sembra di avere tante cose da fare...
e adesso che abbiamo anche la connessione ad internet, finalmente rieccoci nel world wide web!
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Ponke
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25/06/09
A fari spenti
Popolo di Internet,
questo mondo non smette mai di girare o meglio barcollare e io a questo punto della mia vita ho anche un po' di nausea, come sulle giostre. In questi mesi sono accadute tante cose. Ho visto uomini e donne che piangevano per aver perso la casa, di più, genitori che piangevano i figli deceduti. Telegiornali passare da una notizia struggente ad una demente... trasmissioni ridicoli e finti dibattiti. Io intanto mi tenevo stretto il mio contratto a contagocce, rinnovi mensili comunicati negli ultimi giorni di ogni mese ma felice di imparare giorno dopo giorno.
Ho ricevuto le antologie dell'Accademia Internazionale Il Convivio con il mio racconto “Incatenato alla vita arrivato finalista al concorso. Emozionante, ve lo garantisco... come anche ascoltare il tuo racconto Legami di sangue pubblicato sul sito della rivista letteraria Progetto Babele. L'audiolibro del mio racconto, letto da Simone eheh. Dopo questa sua azione molto generosa ho deciso di andare a vivere con lui ahahah no scherzo, non è certo questo il motivo, ma dopo 14 anni insieme, dopo aver aspettato tante volte il momento giusto, ci siamo resi conto che non sarebbe mai arrivato, soprattutto a livello economico. Certo la casa sarà in affitto, ma sarà comunque la nostra casa. Come dice mia madre, pagherò ogni mese una cifra pari ad un mutuo e alla fine non avrò la casa. Beh la fine si intende forse dopo 30 anni e il mutuo te lo danno a determinate condizioni che non possiamo soddisfare per ora. Questo “per ora” potrebbe essere qualche anno o un'eternità e questo lo potremo sapere solo giorno dopo giorno. Il concetto di tempo non ha più così senso a pensarci bene.
Ad inizio mese una stupida caduta con lo scooter mentre andavo a lavoro, fratturata e immobilizzata a letto. La prima cosa che ho pensato è stata “ che sfiga, non avevo fatto neanche un'assenza in tutti questi mesi e adesso devo starmene a casa almeno 30 giorni, non è giusto”. Ai medici chiedevo se esistesse la possibilità di rientrare a lavoro prima e loro mi guardavano e non capivano perché non approfittassi delle “ferie” pagate, non capivano che magari il mio prossimo rinnovo potrebbe dipendere da queste assenze forzate, non capivano perché c'è uno sfasamento, una crepa temporale tra me e loro, non sapevano neanche che cosa fosse un contratto interinale. Siamo tutti sullo stesso mondo eppure siamo così lontani l'uno dall'altro. Ieri è morta Tender, la nostra cagnetta adorata, aveva 14 anni anche lei, come la mia storia con Simo.

Era malata e forse vecchia, non ha avuto una bella vita.
Ha sempre avuto paura degli altri cani, non ha mai avuto cuccioli di conseguenza. Aveva paura delle persone che non conosceva. Non aveva una buona vista e neanche un buon olfatto da quando era cucciola. Noi la adoravamo comunque, ma lei riusciva ad amarci molto di più e non l'ho potuta salutare per l'ultima volta dato che non potevo raggiungerla. Questo su e giù mi dà il voltastomaco. E quando guardo la mia gamba ingessata, penso che sono così fortunata perché guarirò nonostante tutto, nonostante abbia sempre bisogno di qualcuno che mi accompagni in bagno, che mi lavi e vesta, nonostante la noia, le trasmissioni tv subite e le cose che perderò come il trasloco verso la nostra futura umile dimora. Nonostante mi senta impotente davanti alla nuova piega che prenderà la mia vita, perché non so mai se sarà in meglio o in peggio. Eppure so bene che l'importante è che ci sia questo continuo divenire... un abbraccio a tutti!
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06/04/09
06/04/2009 Che tragedia...

Popolo di Internet,
non ci sono parole, le immagini possono solo farci immaginare il dolore e la disperazione...
Dopo aver letto il contributo di Miss Kappa consigliatomi da Ishtar, ho trovato notizie su scosse anche importanti avvenute il 30/03/09...
Ogni vittima, una vita non vissuta, una famiglia distrutta... 
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Ponke
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21/03/09
Il portapizza di Simone Ruggeri
Popolo di Internet,
è arrivato anche il momento del portapizza! Questa è la mia recensione sul romanzo "Il portapizza" di Simone Ruggeri:
C'è un ragazzo, di cui non ho mai conosciuto il nome.
Vive con la famiglia e ha dato la media di 1-2 esami l'anno all'università. C'è gente che a questo punto farebbe il legittimo calcolo che se gli esami fossero 34, ci metterebbe dai 17 ai 34 anni a laurearsi. Tuttavia le cose non sono sempre così lineari. Per fortuna e per sfortuna.
Il padre di questo ragazzo è un piccolo imprenditore, in particolare lui gestisce un birrificio, e non ne vuole più sapere di sborsare altri soldi per l'università, tanto si sa, se anche si laureasse, quanti laureati ci sono a spasso?
Vuole che il figlio lavori con lui, non nel senso che lo desidera ma lo pretende, per il suo bene dopo tutto.
Figlio e padre non sono purtroppo mai andati d'accordo e il ragazzo non può fare a meno di pensare che sarebbe un' enorme disgrazia lavorare per una persona che non ha mai avuto alcuna stima in lui. Opta per l'indipendenza-suicidio e decide di buttarsi a capofitto nella vita. Non è più un bambino d'altronde. Tuttavia non se la sente di rinunciare agli studi. Il suo è un corso interessante ed una laurea in ingegneria elettronica potrebbe rivelarsi un giorno, come un piccolo asso nella manica. Perché togliersi questa possibilità in fondo? C'è chi decide di spendere i propri soldi in sigarette, viaggi o droga. Lui vuole sperperarli pagando delle salatissime tasse all'università di Cagliari.
Si ritrova in un piccolo appartamento con altri due ragazzi e con la necessità di trovare un lavoro part-time, in modo da poter proseguire negli studi e pagarsi le varie spese. Ed ecco che la dura realtà incomincia a sbattergli le porte in faccia. Nessuno è disposto ad assumerlo, nel senso che nessuno ha necessità di personale o come oggi amano dire “risorse”. Certo lui non disdegna neanche i numerosi call-center sorti in tutta la città, ma ben presto si accorge che parlare ore e ore al telefono con uomini e donne che non hanno alcuna intenzione di sprecare il proprio tempo ad ascoltare le offerte dai mille asterischi che lui, come molti suoi malcapitati colleghi, dovrebbe propinare loro quotidianamente, non solo non è per niente gratificante, ma per di più non porta alcun guadagno. Alla fine della giornata, si ritrova frustrato e senza alcun soldo. Soltanto nel mondo del lavoro nero, trova personaggi disposti ad usufruire del suo preziosissimo aiuto ed è così che il nostro sconosciuto diventa un portapizza.
Un portapizza è di solito quel ragazzo che anche sotto la pioggia, quando tu non hai proprio alcuna voglia di cucinare o di uscire, arriva e ti porta la tua caldissima e fragrante pizza. Chi non ama il portapizza?
Eppure il luogo comune lo vede come un lavoro ufficialmente di basso livello, un po' da sfigati (basta ricordare il caro Fry di Futurama). Forse non è neanche riconosciuto come lavoro. Eppure li vedi fuori la notte con i loro scooter sfrecciare tra le macchine ed essere spesso maledetti per le loro manovre azzardate e pericolose. In effetti il loro scopo è consegnare la pizza nel minor tempo possibile. Il tutto diventa ancora più complicato quando il capo pretende che le consegne arrivino intatte e asciutte a bordo della tua macchina.
Il nostro portapizza gira per le strade di Cagliari a bordo di una Panda blu metallizzato. Lo riconosci perché guida come se lo stessero inseguendo dei caimani affamati e sempre con la musica a manetta. Parcheggia dove gli capita e nei posti più strani effettua la sua consegna, a ricchi, prostitute, ospedali, mafiosi, guardie giurate, tossici, forze dell'ordine, tenere vecchiette e chiassose famiglie di periferia. Si ritrova spesso in assurde situazioni e a soddisfare i più svariati desideri per i personaggi più eccentrici, spesso per denaro raramente per carnale voluttà. Scopre che la Cagliari in cui era cresciuto, era solo un piccolissimo tassello di un grottesco e complicatissimo puzzle costituito da un mondo di luci soffuse, in cui la miseria nera e la quotidianità si mescolano al sangue e alla polvere da sparo. Una città affascinante in cui l'ingiustizia è subita in un'apparente omertà e la giustizia è invece interpretata e manovrata dal popolo sovrano. Il portapizza si ritrova intrappolato in una tela di intrighi, sedotto dal potere, inebriato e confuso, non più in grado di distinguere il reale dal paradossale. Un antieroe costretto alla sopravvivenza, un ragazzo che come tanti altri, voleva soltanto vivere a modo suo.
Un racconto avvincente in cui tra risate, eccitazione e rabbia, incontriamo espressioni tipiche dialettali di personaggi caratteristici del cagliaritano per poi ritrovarci affianco al portapizza nel suo peregrinare notturno, nelle sue elucubrazioni tra una consegna e l'altra, sulla città, la musica e il mondo in generale. E ancora con lui, nella sua fuga verso la libertà.
Per sapere di più sull'autore, clicca sulla foto
ps. Lunedì tutti all'Auchan! Ho appena scoperto che i libri sono in distribuzione anche qui in Sardegna da tre settimane... presto le foto di Simone tutto emozionato in anteprima per voi!
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08/03/09
8 Marzo 2009

Popolo di Internet,
non voglio che questa giornata si concluda senza che io abbia avuto modo di ricordarla.
Nel 1910 in una prima conferenza internazionale a Copenaghen, cento donne, rappresentanti di 17 paesi, istituirono una data per onorare la lotta femminile per l'ottenimento dell'uguaglianza sociale.
Si sono fatti tanti passi avanti, non possiamo negarlo e spero ne faremo tanti altri. Gli uomini ci amano e ci rispettano, si fidano di noi, ci completiamo l'un l'altro. Parlo di completare, dato che non credo come donna di essere uguale all'uomo. Fisicamente è evidente ma intellettualmente abbiamo delle qualità che mancano agli uomini e viceversa. Per questo ci completiamo, siamo un team. Eppure ci sono ancora tanti lavori e non parlo di lavori pesanti fisicamente. Mi viene in mente su due piedi, quello di agente di commercio, ce ne sono veramente pochi di genere femminile. E' ancora così difficile farci prendere sul serio, non dover subire inviti a cena o apprezzamenti pesanti nell'ambiente di lavoro. E poi penso ai contratti che fanno oggi, quelli che un mese ci sei e il mese dopo, forse, non più. Che senso ha parlare di pensione oggi? Quale donna sana di mente si illude di poter affrontare una gravidanza oggi, se siamo nella situazione che se sei incinta è meglio nasconderlo, tutti i mesi che puoi farlo, perché altrimenti non rinnoveranno il tuo contratto. Nessun licenziamento, basta non rinnovare, tutto perfettamente legale. Non siamo uguali agli uomini fisicamente, non c'è dubbio. E ancora penso a quelle neo-mamme che si sentono incapaci di gestire il proprio ruolo di madre e di donna che lavora. Quel malessere che non viene compreso o ascoltato o che semplicemente ci si vergogna a confessare al proprio uomo.
Il mondo è ancora chiuso in una nuvola di discriminazione e spesso siamo noi donne a diffonderla come un virus. La società è innanzitutto femmina, noi siamo spesso le peggiori nemiche di noi stesse. Noi siamo le malelingue. Abbiamo così tanto veleno da vomitare. Tanta strada da percorrere. Dalla Sardegna volgo il mio sguardo all'Africa e vedo che sono tantissime le donne sottoposte alle mutilazioni dei genitali. L'infibulazione sulle bambine appena nate, è ancora praticata in paesi come l'Eritrea, nonostante dal 2007 sia diventato reato punibile dalla legge. In Somalia è diffusa al 98%. Vi rendete conto che crudeltà viene inflitta a quelle bambine? E pensate che le loro madri, le nonne, le suocere non ne siano parte in causa? Le uniche innocenti sono le bambine che per di più, senza una sana politica di rieducazione culturale e sociale, rischiano di diventare da vittime a carnefici a loro volta con le proprie figlie. No, dobbiamo ancora lottare e fare tanti passi avanti. Dobbiamo lottare per quelle donne che non vogliono (e sottolineo non vogliono) portare il velo. Dobbiamo pretendere che ogni forma di violenza non rimanga impunita e abbiamo l'estrema necessità di sentirci protette per le strade, da quelle persone cattive e malate che purtroppo continueranno ad esistere (ma vi prego no con le ronde di civili a cui andrà “in pappa” il cervello per la scimmia del potere!).
Coraggio lady & gentleman!
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Ponke
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